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OUTSIDE

Print isn’t dead, so enjoy it!

Prendiamola larga. Nel 2011 all’International Book Festival di Edinburgo lo scrittore scozzese Ewan Morrison dichiara che tra 25 anni la rivoluzione digitale porterà alla scomparsa dei paper books. Cancellati, completamente. Il futuro di libri, riviste e giornali sarà solo nell’e-publishing. Amen. Ma solo guardando alle statistiche di un paio di anni dopo si scopre che sul mercato americano (decisamente più aggressivo del nostro da un punto di vista delle strategie di vendita editoriali) gli e-book hanno una percentuale di crescita sul mercato del 5% e che il 75% dei libri venduti negli Stati Uniti è, ebbene si, cartaceo (qualche statistica aggiornata al 2013, PewResearchCenter). 

E non sembra che questo sia destinato a cambiare così in fretta come molti sostengono.

Anche i più accaniti fan dell’e-reader cedono alle dispendiose lusinghe della carta stampata, soprattutto se si tratta di qualcosa che sta a cuore, che si vuole conservare fisicamente, che si vuole regalare (il pdf non funziona) o banalmente che si vuole sfogliare e percepire come oggetto esistente.

Ecco, nella comunicazione funziona nella stesso modo. I vantaggi dell’online sono fuori discussione. Raggiungibile da (quasi) chiunque, tutto in un unico spazio, meno dispendioso (anche se su questo bisognerebbe aprire un capitolo a parte), più attuale, sempre aggiornabile, e via dicendo. Ma come ogni lettore sa, c’è libro e libro (che si vuole avere o semplicemente conservare sulla memoria dell’e-reader), E così c’è strumento e strumento, messaggi diversi che necessitano di medium diversi. E non sono interscambiabili, solo perchè si pubblicano.

Quindi si, evviva l’online, ma evviva anche l’offline (cartaceo), dato che gli scopi di una campagna o di un progetto editoriale possono essere ben diversi e soprattutto possono veicolare messaggi che richiedono attenzioni diverse. Ecco perchè.

Tangibilità /

Un oggetto stampato è un oggetto che esiste. Un progetto stampato è quindi un progetto che esiste nello spazio, qui e ora, e da questo trae una grande legittimità. E può restare in circolazione per molto, moltissimo tempo. Come quel libro che tutti vogliono avere in casa, o un manifesto che qualcuno decide di appendere, o la cartolina che funziona proprio bene come segnalibro.


Target /

Per certe realtà (e certi progetti) è più utile (e semplice) conoscere il proprio target e sapere come raggiungerlo nei luoghi che abitualmente frequenta. Non parliamo di persone che devono acquistare un detersivo ma un (anche potenziale) pubblico che sceglie un concerto, un evento o una mostra. E che magari può essere più o meno invogliato a seconda di cosa si trova tra le mani. Con il cartaceo si può. E si può fare bene.


Flessibilità /

Dalle dimensioni dello strumento al tipo di materiale usato, dove diffonderlo e come distribuirlo. Le possibilità e le flessibilità di uno strumento cartaceo sono infinite e si possono adattare perfettamente alle più diverse esigenze. Vale anche per l’online certo, ma a volte ci si dimentica di quante opzioni si possono avere per dare il giusto impatto ai propri materiali.


Credibilità /

C’è un non so che nel print che conferisce serietà immediata al tutto. Provate a pensarci. Una pubblicazione (ben fatta) resta impressa e viene più facilmente legata all’Ente, al Museo o all’Associazione divulgante. Molto utile se si vuole costruire un’efficace identità visiva e fidelizzare così target e pubblico. E prestare attenzione ad essi. 


Attenzione /

Un lettore (di news, quindi pensiamo a un volume, degli articoli di approfondimento o altro di meno immediato) dedica in media dai 30 secondi agli 8 minuti ad articolo online. Quando va bene (parliamo di Gazzetta dello Sport e La Repubblica). Poi clicca altrove. E legge il 30% più lentamente. Quindi non tutto è adatto per andare solo online. Su carta il grado di coinvolgimento è decisamente maggiore. Magari si legge meno, ma si legge meglio.


Stile /

Un articolo o una pubblicazione cartacea possono invogliare alla lettura anche attraverso un preciso layout editoriale, l’uso di font diverse per titoli e testo, accostamento di immagini e colori. Portando questo stile online si perde circa l’80% degli elementi che caratterizzano il materiale. E con essi anche personalità e riconoscibilità.


Tasto dolente, l’eco-sostenibilità. In generale diciamo che comunicare ha un elevato costo ambientale. Numeri interessanti, otto e-mail equivalgono ad un chilometro in macchina, il traffico web mondiale produce il 2% delle emissioni annue di Co2, (se volete vedere quanto consuma il vostro sito, www.co2web.it), 100 dipendenti per 33 e mail giornaliere sono 13 viaggi Parigi – New York (A/R) e via di aneddoti simili. Il cartaceo è per definizione poco sostenibile, ahimè. Ma ci sono stati cambiamenti importanti: l’ormai frequentissimo uso di carte FSC (per la corretta gestione forestale e la tracciabilità dei prodotti derivati), il fatto che i prodotti cartacei sono sempre riciclabili, che dal 1990 il consumo di energia e l’emissione di gas per una tonnellata di carta si è ridotto rispettivamente del 21 e del 23%, che l’uso di acqua nel processo di stampa si è ridotto del 63% e viene riciclata fino a cinque volte, e anche qui via dicendo. Quindi si, stampare eco-sostenibile si può.

Detto questo, a noi l’online piace, davvero! Sarebbe quantomeno ingenuo fare comunicazione pensando solo in termini di cartaceo. E a volte è la soluzione perfetta, punto. Ma per certi progetti, certi materiali di comunicazione portanti e importanti (per far sapere al mondo che si esiste, e in un certo modo), il cartaceo rappresenta ancora un insostituibile fonte di attenzione verso il proprio target e i propri stakeholders, perchè più diretto, mirato e curato. 

La chiusa giusta potrebbe essere questa: se siete arrivati sin qui, tanto di cappello. Almeno il 90% di voi avrà abbandonato prima (2 minuti?). Se questo articolo fosse stato stampato, magari corredato di immagini e di un layout editoriale interessante, forse ve lo sareste portati con voi per leggerlo bevendo un caffè.